Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
La Costituzione del Paese descrive il Benin come uno Stato laico che vieta la discriminazione religiosa. La libertà religiosa è definita come un diritto umano fondamentale e un principio fondante per le relazioni interreligiose. I partiti politici sono tenuti costituzionalmente a rispettare la natura laica dello Stato nelle loro azioni e iniziative. La Costituzione prosegue, stabilendo che «la laicità dello Stato non può essere oggetto di revisione» (articolo 156) .
Le persone che desiderano fondare una comunità religiosa devono registrarsi presso il Ministero dell’Interno.
La legge vieta anche l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, ma le scuole private gestite da gruppi religiosi sono autorizzate a insegnare la religione e possono ricevere finanziamenti pubblici.
Le relazioni tra le comunità religiose rimangono pacifiche. Una percentuale significativa della popolazione pratica il voodoo.
Secondo il BTI Transformation Index, «il governo ha il potere effettivo di governare», ma «le decisioni dei funzionari eletti possono talvolta essere influenzate da terzi, come ad esempio i leader commerciali, religiosi o tradizionali, seppur in modo non sistematico». Lo stesso rapporto afferma che «i cattolici sono sovra rappresentati negli uffici statali in virtù del ruolo della Chiesa in ambito educativo. Tuttavia, questo non si traduce in un'interferenza dogmatica. In generale, a prevalere sono il pluralismo religioso e la tolleranza».
Episodi rilevanti e sviluppi
Il diritto alla libertà religiosa è generalmente rispettato in Benin. Permangono tuttavia delle sfide all'interno dei processi politici. Nell'aprile 2021, Patrice Talon è stato rieletto al primo turno delle elezioni presidenziali con l'86,36 percento dei voti. Gli osservatori internazionali sostengono tuttavia che le autorità abbiano «interdetto, arrestato o costretto all'esilio i principali candidati dell'opposizione».
Nell'aprile 2021, la Chiesa cattolica in Benin ha celebrato 160 anni di evangelizzazione. Nonostante le celebrazioni gioiose, sono state espresse preoccupazioni per il persistente sincretismo - la mescolanza del Cristianesimo con la stregoneria - tra i fedeli. Un giornalista dell’Agenzia Fides ha dichiarato: «Purtroppo molti cattolici hanno ancora un piede nella Chiesa e l’altro nei vari santuari della religione tradizionale, dove vengono promessi potere e ricchezza a buon prezzo».
Il 20 maggio 2021, la Conferenza episcopale cattolica ha condannato «la recrudescenza dei crimini rituali e dei sacrifici umani in alcune parti del nostro Paese, che a volte conducono alla giustizia sommaria». Il Benin è stato testimone di un aumento dei crimini rituali, come dimostrano i molti corpi delle vittime rinvenuti. Anche i beninesi affetti da albinismo sono diventati obiettivi dei guaritori tradizionali «a causa della convinzione che i loro organi possano favorire la guarigione da alcune malattie».
Il 21 ottobre 2021, il Parlamento del Benin ha approvato una norma che modifica le disposizioni degli articoli 17 e 19 della Legge sulla salute sessuale e riproduttiva del 2003, legalizzando l'aborto nella maggior parte delle circostanze. In precedenza, l'aborto era legale solo in caso di stupro o incesto, se la vita della madre era a rischio o se il nascituro era affetto da una condizione medica particolarmente grave.
Due giorni prima, il 19 ottobre, i vescovi cattolici del Benin avevano esortato con termini inequivocabili i parlamentari ad opporsi alla proposta di legge affermando: «Voi, deputati, voi, parlamentari timorati del Signore, voi, parlamentari cattolici, i vescovi del Benin vi pregano in nome di Dio, in nome della nostra umanità, in nome dei piccoli innocenti. Trovate nei valori culturali, morali e spirituali del popolo che rappresentate, le risorse necessarie per dire un “no” categorico alla cultura della morte».
Da diversi anni, il Benin è soggetto a crescenti minacce da parte di estremisti islamici e jihadisti. Gruppi legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico sono attivi in Burkina Faso e in Niger, i vicini settentrionali del Benin, e si registrano sempre più spesso incursioni nel Paese.
Il 2 dicembre 2021, due soldati sono stati uccisi in un attacco di militanti islamisti nel nord del Benin. Si è trattato del primo attentato segnalato a partire dal 2019.
L'8 e il 10 febbraio 2022, nove persone sono state uccise in alcuni attacchi avvenuti nel nord del Paese, in un parco nazionale al confine con il Niger e il Burkina Faso, chiamato Park W . Nella tarda serata di giovedì 10 febbraio, il Presidente del Benin ha convocato un Consiglio dei Ministri straordinario, «confermando la volontà da parte del governo di concentrarsi sulla sicurezza in tutto il Paese e di accelerare la risposta strategica in atto a quelli che sono stati identificati come attacchi terroristici».
Un sondaggio condotto dal Centro Africano di Studi Strategici su 37 allevatori di bestiame nei villaggi vicini al Parc W del Benin ha rilevato che «il 95 percento degli intervistati ritiene che gli estremisti violenti potrebbero acquisire influenza intervenendo nei conflitti relativi alla proprietà dei terreni». Secondo quanto riferito, i gruppi militanti, originari del Burkina Faso, «hanno già stabilito contatti nel nord del Benin e cominciano a essere visti regolarmente nei villaggi». Stando allo stesso rapporto, i militanti si stanno associando ai giovani Fulani emarginati, ovvero dei criminali spesso detti "tagliatori di strade" perché tendono imboscate ai veicoli al fine di derubare i visitatori nelle aree rurali.
Il 13 aprile 2022, cinque soldati sono stati uccisi in un parco nazionale nel nord del Paese, presumibilmente da militanti dello Stato Islamico.
Nell'ottobre 2022, il governo del Benin ha annunciato che il suo esercito «aveva sventato un attacco 'terroristico' nel nord-ovest del Paese, uccidendo otto uomini armati sospettati di operare dall'altra parte della frontiera settentrionale». A partire dal 2021, l'esercito del Benin ha «fatto fronte a più di una dozzina di incursioni da parte di militanti», in un contesto di crescente preoccupazione «per la diffusione nelle regioni meridionali dello Stato Islamico e delle violenze legate ad Al-Qaeda provenienti dal Sahel».
Prospettive per la libertà religiosa
Tre regioni settentrionali del Benin condividono la vicinanza geografica con Paesi teatro di attività estremiste violente, ovvero Burkina Faso, Niger e Nigeria. Oltre alla minaccia di una propagazione della violenza islamista, i rapporti indicano i crescenti rischi che le organizzazioni estremiste violente si diffondano con proprie ramificazioni a livello locale, come evidenziato dall'aumento di «predicatori itineranti, reclutamento tra i giovani [...], transito di combattenti saheliani e commercio con estremisti violenti».
Nonostante queste crescenti minacce alla sicurezza, alle quali occorre prestare attenzione, la libertà religiosa è generalmente rispettata e le prospettive per tale diritto in Benin rimangono positive.